Agalmatofilia: la statua come oggetto sessuale

Che sia la presa ardente della mano di Plutone sulla coscia di Proserpina che la avvinghia a sé, nella scultura del Bernini, o il David del Donatello che confida quella delicata sensualità androgina… tantissime opere, tantissimi “corpi di marmo e bronzo” hanno in comune una realtà: sono amati.

E dov’è la novità nell’amare un’opera d’arte?

La novità sta proprio nell’amare una statua, cioè l’agalmatofilia, un sentimento che si preferisce rispetto a quello per gli altri esseri umani. Questo termine, composto e di origine greca, indica proprio le due parole “Agalma” (statua) e “philia” (amore), atte a definire il concetto dell’attrazione amorosa verso le statue.

L’agalmatofilia rappresenta una virilità viziosa e incompleta, o per dirla come Von Krafft Ebing, quella “virilità difettosa” che va ad evidenziare “una mancanza di coraggio o di opportunità per una normale soddisfazione sessuale”, indicando proprio quella condizione patologica dove si stabilisce una relazione sessuale esclusiva con l’oggetto statua

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